Pubblicazioni

fronte mezzadria 900Stefano Bartolini, La mezzadria nel Novecento. Storia del movimento mezzadrile tra lavoro e organizzazione. Con un saggio di Francesca Perugi “Racconti di vita e di lotta. Storie di mezzadri pistoiesi”, Pistoia, Settegiorni, 2015

Oggi della mezzadria è rimasta un’eredità culturale, paesaggistica ed economica variegata insieme ad una memoria diffusa, a tratti mitizzata e nostalgica. Per secoli la famiglia mezzadrile insediata sul podere era stata una caratteristica del territorio. Intorno ad essa si era consolidata un’etica del fare ed una cultura materiale.

All’inizio del ‘900 profondi fermenti di rinnovamento ed attivismo iniziarono a percorrere le campagne, dando vita al movimento mezzadrile. Un fenomeno quasi sconosciuto prima di allora, che esplose nel secondo dopoguerra in seguito alle esperienze fatte con la Resistenza e con il nuovo quadro costituzionale nato con la Repubblica, e che si incontrò con uno sviluppo tecnologico senza precedenti.

L’esperienza storica dei mezzadri si è così trovata al crocevia tra la modernizzazione dell’agricoltura e la costruzione della democrazia, dando il proprio contributo fino all’esodo dalle campagne.

Il volume ripercorre le trasformazioni dell’agricoltura pistoiese e le tappe della fuga dalle campagne, ricostruendo la storia del movimento mezzadrile nel corso del secolo, dalle prime leghe contadine alle grandi strutture sindacali fino alla nascita delle cooperative ed al tentativo di imprimere una diversa linea allo sviluppo dell’agricoltura e dell’Italia, basandosi su fonti inedite, come l’archivio della Federmezzadri pistoiese.

Il lavoro è completato da una ricerca di storia orale, che indaga attraverso le testimonianze dei mezzadri i nodi problematici della memoria di queste vicende.

Stefano Bartolini, è curatore dell’archivio storico della Camera del Lavoro di Pistoia per conto della Fondazione Valore Lavoro. Ha pubblicato: Una passione violenta. Storia dello squadrismo fascista a Pistoia 1919-1923, Fascismo antislavo. Il tentativo di “bonifica etnica” al confine nord orientale, Vivere nel call center, in La lotta perfetta. 102 giorni all’Answers.

Francesca Perugi, è ricercatrice presso l’Istituto storico della Resistenza e dell’eta contemporanea. Ha curato il volume Sulle tracce della memoria. Percorsi pistoiesi nei luoghi della guerra.

Luca Berretticopertina ipotesi, Calzaturiero Valdinievole. La contrattazione territoriale 1977-1998, Pistoia, ISRPt editore, 2015

La ricerca presentata in questo libro ha come obiettivo quello di ricostruire gli “anni d’oro” della contrattazione territoriale nell’area della Valdinievole, nella provincia di Pistoia. Il distretto calzaturiero presente in quest’area è uno dei pochi in Italia a essere interessato ancora oggi dalla contrattazione territoriale che è resa possibile dalla presenza di una precisa tradizione contrattuale sviluppatasi negli anni passati. Il lavoro descrive pertanto la nascita di questo peculiare livello di contrattazione e il suo sviluppo negli anni, fino ai primi del 2000. La ricostruzione storica proposta permette di offrire di volta in volta uno spaccato economico e sociale del distretto calzaturiero della Valdinievole attraverso la descrizione delle principali vertenze sindacali per il rinnovo del contratto. La descrizione delle vicende vertenziali è affiancata di volta in volta al resoconto dei contenuti maggiormente innovativi presenti negli accordi territoriali firmati. Il riferimento a questi contenuti arricchisce la comprensione del significato e dell’importanza avuta dalla contrattazione territoriale nel calzaturiero della Valdinievole e permette di offrire alcune riflessioni sul ruolo strategico giocato dal sindacato nell’area e sul clima generale di relazioni industriali creatosi negli anni.

Valentinacop morire d'amianto Vettori, Morire d’amianto a Pistoia. Il caso Breda e l’informazione, Pistoia, Settegiorni, 2015

Un libro che racconta le vicende industriali di una fabbrica d’eccellenza nel settore ferroviario, che, a cavallo fra gli anni ’50 e ’80, ha utilizzato amianto in varie fasi del ciclo produttivo con tragiche conseguenze sui lavoratori

L’immagine di Pistoia, da più di un secolo, si lega a quella della sua grande azienda ferroviaria AnsaldoBreda. Il primo stabilimento, fondato nella città toscana dalla società genovese San Giorgio nel 1905, rappresenterà per l’intera provincia fonte di arricchimento e grande prestigio negli anni a venire. La San Giorgio pistoiese, poi Breda, infine AnsaldoBreda del gruppo Finmeccanica, scrive la storia industriale di una città, delineando un legame sociale, politico e sindacale fra fabbrica, operai e cittadini pistoiesi.
Un’azienda che si è fatta portavoce di un’industria ferroviaria ai massimi livelli, garantendo migliaia di posti di lavoro. Un’azienda che, però, scegliendo di usare amianto nelle proprie lavorazioni ha decretato un futuro buio per decine e decine di suoi dipendenti.
L’amianto, utilizzato soprattutto nella fase di coibentazione delle carrozze ferroviarie, scelto perché materiale fonoassorbente ed estremamente resistente alle alte temperature, garantisce un perfetto isolamento termico alle carrozze ferroviarie, scongiurando il rischio di incendi o corto circuiti elettrici. Il problema è che l’amianto è cancerogeno, e i primi studi che ne attestano la pericolosità risalgono addirittura ai primi del Novecento (è del 1906 la prima testimonianza medica di un caso di asbestosi a Londra), mentre è nel 1958 che si parla per la prima volta di un rapporto causa-effetto tra amianto e mesotelioma, il cancro incurabile provocato dall’esposizione alla polvere killer. Appare dunque evidente come le conoscenze mediche sul tema fossero già piuttosto diffuse. Nonostante questo sono migliaia le aziende che lo usano, complice, probabilmente, la sua semplice reperibilità (in Piemonte, a Balangero, si trova uno dei maggiori poli di estrazione del minerale da cui si ricava l’amianto) e il suo basso costo.
Il rovescio della medaglia, però, è tragico. La lunga esposizione alla fibra – in Italia dichiarata fuori legge nel 1992 – comincia a seminare morte fra i lavoratori già alla fine degli anni ’80, ma la consapevolezza dell’enorme tragedia tra gli operai arriverà solo alla metà del decennio successivo, quando un gruppo ristretto di dipendenti fonda la commissione amianto per indagare sulle responsabilità aziendali circa l’uso di amianto.
La storia parla di un centinaio di morti riconducibili inequivocabilmente all’esposizione alla fibra, di cui più di venti casi sono mesoteliomi. La media pistoiese registra un caso ogni 200 abitanti, contro quella nazionale che parla di 3,6 casi ogni 100mila abitanti. Numeri che non lasciano spazio a sconti di colpevolezza per chi doveva garantire la sicurezza nell’ambiente di lavoro, e invece ha puntato solo ed esclusivamente al profitto aziendale.
Il processo penale contro i dirigenti Breda, accusati di omicidio colposo plurimo, si conclude in appello nel 2008 con l’assoluzione, ma le persone, purtroppo, continuano a morire senza che nessuno paghi per gli errori commessi.

lettere dall'inferno

Daniele Quiriconi, Lettere dall’inferno. Il lavoro in Toscana attraverso le lettere a Il Tirreno, con la collaborazione di Giovanna Mezzana, Pistoia, Settegiorni, 2014

Il titolo di questo lavoro può apparire molto forte in epoche di
guerre, migrazioni, violenze. Tuttavia, quello che è avvenuto in
questi anni nel nostro paese, ha tratti di violenza inediti. Quasi 2
milioni di persone espulse dal lavoro, la crescita della precarietà,
una disoccupazione dei giovani senza precedenti. La mancanza
di speranza di un’intera generazione. E all’orizzonte non paiono
comparire svolte, ma anzi il dibattito, animato da falsi modernisti,
regredisce a livelli pre-politici.
La sistematizzazione delle lettere della rubrica aperta sul Tirreno
nella primavera del 2013 e che va avanti tuttora, offre uno spaccato
di questo inferno.
Il senso di questo lavoro è non disperdere queste storie nella cronaca.

2 comments on “Pubblicazioni
  1. Francesco carnevale ha detto:

    Sono interessato all’acquisto del volume di Valentina Vettori. Me lo potete inviare contrassegno al mio domicilio:
    dott. Franco Carnevale via Ghibellina, 92, 50122 Firenze

    Grazie F. Carnevale

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