I nemici intimi della democrazia di Tzvetan Todorov – una recensione

 

todorovLa democrazia è in pericolo. E le minacce non giugono, come un tempo, da ambienti esterni, ostili e distanti. I “Nemici Intimi della Democrazia” si muovono e si sviluppano al suo interno. La democrazia, sostiene Todorov, “è malata dalla propria dismisura”; un pericolo che porta questa forma di governo, oggi più che mai, ad essere snaturata attraverso le estremizzazioni delle proprie peculiarità.

Per questo, l’analisi di Todorov si sviluppa chiarendo subito alcune riflessioni apparentemente “scorrette” ed illustrando gli itinerari del proprio ragionamento: “inizialmente, dunque, avevo creduto che la libertà fosse uno dei valori fondamentali della democrazia; ora mi rendo conto che un determinato uso della libertà può rappresentatare un pericolo per questa forma di governo”, perché, spiega, “i pericoli contenuti nell’idea stessa di democrazia nascono isolando ed assolutizzando una delle sua componenti”.

 In questo quadro di lettura l’autore include molti processi e fornisce strumenti per compiere un’osservazione pronta a cogliere la “dismisura” rispetto alla dimensione dei poteri che governano comunità, stati e modi di pensare. Analizza attentamente concetti e termini, spesso abusati come, appunto, quello di “libertà”, che oggi, attraverso il loro utilizzo arrivano a tradire la propria essenza. Interessante, in questo contesto, ciò che afferma proprio sulla libertà d’espressione, che deve, secondo questa analisi, essere osservata con occhi diversi in considerazione delle proporzioni tra le forze in gioco, poiché “in quanto contropotere, la libertà d’espressione è preziosa. In quanto potere, deve essere a sua volta limitata.”

 Molto ampia la discussione sul messianismo politico, ciò che negli ultimi anni si è manifestato in occidente attraverso “l’imposizione della democrazia con le bombe”; questa “terza ondata” di messianismo, ricorda l’autore, giunge dopo le prime due, quelle relative alle guerre rivoluzionarie e colonali all’indomani della Rivoluzione Francese ed al progetto comunista di una storia con una direzione prestabilita e immutabile.

 Messianismo che è stato ed è capace, come detto, di portare l’Occidente ad usare la forza per “esportare la democrazia”, e che, trovando le dovute giustificazioni per farlo, “si coniuga senza alcuna diffcoltà con la dottrina neoliberale”.

 Tra gli spunti forniti dal testo, quello sulla demagogia, definita come il “mettere a fuoco le preoccupazioni della gente comune e imporre, per alleviarle soluzioni facilmente comprensibili, ma irrealizzabili”. La demagogia, dunque, è il modo in cui si presenta il populismo, fenomeno che Todorov lega alla xenofobia ed alle sue molteplici manifestazioni nelle società contempranee occidentali, dove spesso prendono forza ragionamenti basati sulla confusione tra amore per chi ci è prossimo e giustizia per tutti. Negli ultimi decenni l’Europa ha assistito all’ascesa al potere dei partiti populisti: fenomeno, spiega l’autore, che ha avuto un’accelerazione “con la fine della guerra fredda, come se la vita pubblica di un paese avesse bisogno di un avversario da cui distinguersi e, dopo la scomparsa del rivale comunista, la polpolazione dovesse riversare le paure, le inquietudini o i rifiuti su un qualsiasi altro gruppo”. In questo contesto, l’immigrato, “si è sostituito alla minaccia ideologica del passato”. Il discorso populista rifiuta di allontanarsi dal qui e ora e dai singoli individui; “evita le astrazioni, le distanze , la durata, privilegiando ciò che è concreto, vicino, addirittura immediato”. Se il democratico ideale, chiarisce Todorov, “cerca di trovare ispirazione in ciò che Rousseau definiva volontà generale […] il populista si rivolge alla folla con cui entra in contatto”. Mentre “il democratico si trova a difendere dei valori impopolari, a promuovere dei sacrifici, perché si preoccupa anche delle generazioni future; il populista sfrutta l’emozione del momento, inevitabilmente effimera. In nome dell’interesse generale, il democratico è pronto a intervenire in favore delle minoranze del paese; il populista preferisce limitarsi alle certezze della maggioranza.”

 Todorov conclude così: “la democrazia è malata della propria dismisura, la libertà da cui è contraddistinta diviene tirranide, il popolo si trasforma in massa manipolabile, il desiderio di promuovere il progresso muta in spirito di crociata. L’economia, lo stato e il diritto non sono più dei mezzi in vista dello sviluppo di tutti e ormai partecipano a un processo di disumanizzazione. In alcune occasioni questo processo sembra irreversibile.” Vivere in una democrazia, ci spiega, “rimane sempre preferibile alla vita sottomessa in uno stato totalitario, a una dittatura militare o a un regime feudale oscurantista.” Ma, divorata dai propri nemici intimi, che lei stassa ha creato, “la democrazia non è più all’altezza delle promesse fatte.”

 Un lavoro acuto, attento, che spinge il lettore a ragionare molto oltre ciò che appare in superficie. Un pensiero, quello dell’autore nato in Bulgaria e che da anni vive in Francia, in grado di muoversi nella storia e scovarne i punti di contatto con gli avvenimenti attuali. Un testo da leggere e rileggere con attenzione ed assimilare senza fretta per comprendere alcuni elementi della contemporaneità che spesso sfuggono ad un primo sguardo.

Tommaso Artioli

 

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One comment on “I nemici intimi della democrazia di Tzvetan Todorov – una recensione
  1. Sergio Frosini ha detto:

    Bravo Tommaso, la tua recensione mi ha convinto ad acquistare e leggere il libro.

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