Giochi precari

gioco precarioMETTIAMOCI IN GIOCO!

Fu un mio amico a chiedermi di partecipare alla manifestazione del 9 Aprile 2011  contro il precariato. Lavoravo ancora a tempo indeterminato alla Libreria Edison di Pistoia, chiusa il 15 Dicembre del 2012. Molti miei amici, persone che avevo vicine, erano disoccupate, cassa integrate, lavoravano con contratti a termine. La questione della precarietà mi riguardava, anche se in quel momento non ne ero investita personalmente, cosa che è successa qualche mese dopo.

Ci iniziammo a ritrovare, eravamo un gruppo eterogeneo di persone, Elisa, Federica, Simone, Stefano, Alessandro, Arianna, Baerbel, etc.: tutte intenzionate a fare un intervento artistico-teatrale durante quel pomeriggio di manifestazione.

L’idea del gioco è nata da un’opera dell’artista sarda, recentemente scomparsa, Maria Lai. Mio zio mi aveva regalato IL GIOCO DEL VOLO DELL’OCA: opera che lavorava sulla rilettura della tradizione seguendo una chiave simbolica nuova, che apriva diversi scenari d’immaginazione e fantasia.gioco_oca1 copia

Questo m’interessò subito: il gioco come strumento per vivere la realtà quotidiana,  utile sia per studiare insieme ad altri i meccanismi e le prospettive, sia per sperimentare  le diverse possibilità di costruire nuove regole e immagini  seguendo  il solco della pratica artistica.

Furono molto utili i diversi incontri che facemmo, per confrontarci e scambiare le esperienze, le opinioni su una condizione allo stesso tempo fragile e rigida: fragile per quanto riguardava le possibilità per ogni lavoratore o aspirante tale di costruirsi un futuro, rigida perché la burocrazia che regolava le questioni contrattuali e amministrative non tutelava i lavoratori né lasciava alcuno spiraglio di speranza, apparendo un ulteriore ostacolo alle prospettive individuali.

Optammo per la costruzione di un gioco in piazza, fu scelta la forma di un infinito aperto, i partecipanti sarebbero stati i manifestanti e chi veniva a vedere anche casualmente quel pomeriggio. Lo scopo era di coinvolgere anche chi non aveva deciso di far parte di quella giornata, ma che ci era finito per caso.

Ognuno del gruppo propose il nome delle caselle, venne fuori un gioco ibrido fra quello dell’oca e il monopoli, progettammo anche gli imprevisti. Le caselle dovevano essere abbastanza grandi da ospitare due o tre giocatori; iniziammo a raccogliere cartoni, le scatole che mettevano fuori i negozi sull’ora di pranzo, li dipingemmo.Microsoft Word - gioco precario.docx

Il tutto fu molto semplice e spontaneo, anche se ci volle un po’ di tempo e l’impegno di tutti  per finirlo in tempo.

Giocarono molte persone, alcune solo perché divertite dalla situazione in piazza, è stata una vera e propria performance popolare.

Ironia della sorte: era difficile finire il percorso, quasi tutti i partecipanti rimanevano imprigionati dentro il gioco.

L’infinito aperto non è stato completato: alcune caselle sono state lasciate in bianco perché la ricerca continui.

Sarebbe bello far diventare questa occasione un officina creativa aperta sulle tematiche del precariato, un modo per non chiudersi nella frustrazione di una condizione fragile ma riuscire a trasformare questo stato di difficoltà in una occasione di condivisione e scambio.

– Lucia Mazzoncini

Photogallery

 

 

Pubblicato in PARLIAMO DI Taggato con: , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*