Open source e noi, l’esperienza delle biblioteche CGIL

LavoroSocietà_01_2013_Layout 1Interviste pubblicate su “Lavoro e società”, Anno XIV n. 1 16 gennaio 2013

 

Abbiamo pensato di dar vita a un catalogo “di rete” e “in rete”, quale è Biblioteche del lavoro, partendo da una considerazione comune, che poi era il frutto di un’esigenza, una necessità non più rimandabile, che accomunava alcune delle strutture che poi hanno dato vita all’OPAC. Quella cioè di “avere” un catalogo.

In un epoca in cui le biblioteche hanno oramai definitivamente abbandonato gli antichi cataloghi cartacei, “esistere” significa avere un software catalografico che sia in grado non solo di accogliere l’inserimento dei dati ma anche di rendere possibile una ricerca al suo interno, sia essa per titoli, per autori, per soggetti e così via. Si “esiste” ancora di più se poi questo catalogo è online. Qui si situa tra l’altro uno snodo importante. “Esistere” su Internet con un catalogo significa portare fuori le biblioteche dall’universo chiuso della conservazione per entrare nel mondo dei servizi, garantendo agli utenti una fonte di informazioni di primaria importanza.

Da qui la ricerca di una via di uscita. Fino ad oggi i software per la catalogazione e la ricerca avevano costi proibitivi, essendo nella maggior parte dei casi sviluppati da aziende proprietarie. C’erano alcune possibilità, ma abbastanza rozze, e comunque non in grado di reggere una consultazione online. In gran parte è ancora così, tant’è che il sistema bibliotecario italiano continua a lasciar fuori una buona fetta di biblioteche di settore che non sono in grado di assumersi i costi che l’acquisizione di un catalogo comporta. Le cose però stanno cambiando, e il progetto che stiamo sviluppando con Koha può a buon diritto andarsi a collocare tra le innovazioni presenti oggi in Italia. La crisi, unita alla necessità di rendere disponibili anche le risorse di chi fino ad oggi era rimasto fuori da Internet, ha portato ad una maggiore attenzione verso gli strumenti open source ed alla collaborazione tra strutture. Vale non solo per le gli aderenti alla Rete delle biblioteche, degli archivi e dei centri di documentazione della CGIL, ma più in generale per tutti i settori aventi a che fare con i beni culturali e le scienze umane e sociali. I tagli continui e sempre maggiori hanno portato a una scarsità di risorse tali da mettere in discussione l’esistenza sia di progetti che di strutture, anche pubbliche. Non è un caso se anche l’Archivio centrale di Stato ha cominciato a ricorrere a piattaforme open source ed a sviluppare “in rete” con altri diversi progetti. E’ l’esistenza stessa di un intero comparto del Paese ad essere messa in discussione, e si cerca di continuare ad esistere e a lavorare, ad alti livelli sia detto per inciso, ricorrendo all’open source ed allo sviluppo condiviso.

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